martedì, gennaio 29, 2013

svariando (tentativi di fuga e fantasiestuck)

Il mare si prodiga per apparire diverso anche se in realtà è sempre uguale. Quante volte quell'acqua ha provato di sfuggirgli, schizzando, evaporando, ed in mille altri modi, nei ventri di pesci e mammiferi, nei gonfi polmoni di cadaveri, immagina. Ma sempre in vano, per quanta fantasia tu possa esercitare: tutta l'acqua infine torna in mare.

Qual'è il limite che non devi superare, quali sono le parole che non devi dire, quali sono i pensieri che non ti devono neppure sfiorare? E soprattutto: conviene rischiare alcunchè per ricevere comunque sempre la stessa risposta? La verità è innegabile, tutti vanno bene basta che non sia tu, e possono mutare situazioni, volti, età e contesti, ma quell'unico risultato rimane costante ed immutabile: rigetto e rifiuto.

La fantasia è. Non si esercita. Nasce spontanea e rimane tale anche qualora si voglia fissare a posteriori in forme codificate.

martedì, gennaio 15, 2013

Tirannie

Il rapporto tra il tempo e la solitudine genera le più estreme fantasie: la scommessa è quella di riuscire a  far sì che il senso del limite, la tirannia dell’intelletto sull’istinto, pongano freno ai  moti spontanei potenzialmente devastanti.

Quanto si è perso non si può più riguadagnare, sia il tempo o l’innocenza. Essere attratto da qualcosa che non si è più in grado di ottenere (che, anzi, non si è mai stati in grado di ottenere) è perché lo sviluppo si è interrotto allora ed è quel tipo di rapporto che si cerca, quell’innocente assenza di responsabilità e futuro. Che loro non siano più chiuse come un tempo è di per se stesso un costante memento del mio fallimento.